Riflessioni

Guerrieri si nasce. “Esiste fame di lavoro, di giustizia sociale, di solidarietà e di teatro, di cultura e di sport, accomunati dal gusto di riprenderci a piene mani la vita, gli affetti, gli abbracci e le grandi ammucchiate degli stadi”

Il paese immobile fotografa impietoso il percorso tracciato e che occorre realizzare, poichè nulla resta come prima, tutto è variato radicalmente e la speranza di rinascere passa attraverso quello spirito costituente, che non potrà essere frutto di un insieme di norme di legge, ne tantomeno di certezze statali ormai relegate all’ultimo gradino di fiducia da parte dei cittadini.
Neppure autorevoli leader possono vantarsi di assurgere in cima alla piramide di qualunque ordinamento politico o religioso poichè il cambiamento è avvenuto e tutto resta da costruire, con il coraggio dei guerrieri appunto, un mix di lealtà, di veggenza unita ad una profonda umiltà e condita dal coraggio di osare un riscatto molto profondo del nuovo umanesimo, indefinito ed indefinibile.
Una coesione sociale planetaria che sconquassa i recinti degli stati e delle nazioni in vista di un nuovo mondo globale dove giocarsi la partita ecologica, solidale, innovativa di qualità dio vita ed impresa. Già l'america pensa ad un annullamento delle tassazioni societarie, in vista di una nuova concezione imprenditoriale e produttiva. Da noi invece i conti si faranno con un mercato del lavoro negato e quindi non prodotto in questi mesi, a scapito del solito assistenzialismo italico da cassa integrazione covid, latente e parassita, ormai giunto al suo epilogo tra poco tempo.
Mesi futuri nei quali i lavoratori si troveranno forzatamente a non lavorare ed i sindacati a non sindacare, poichè la ininterrotta mancanza di produzione alla fine, ha pure cancellato l'imprenditoria del paese. Un rinnovato pragmatismo si impone ora, un bivio per il paese, e per la sua classe dirigente e politica capace di tappare buchi ed immobile a pettinare nodi, che ora inevitabilmente vengono al pettine della storia.
Alcuni dati quali lo smottamento del ceto medio passato dal 40% al 27%; la crescita della tensione sociale schizzata al 73%; la paura sociale al 28%; l'attesa pubblica al 33% unita alla delusione pari al 24% condita di tristezza al 22% e di rabbia al 13% crollando invece la serenità al 5%. Dati impietosi ma latrettanto forse capaci di creare opportunità se forgiati dal pragmatismo del fare e fare bene, un progetto questo che supera di gran lunga quello del dopoguerra, in quanto la resa di oggi è personale, tocca l'intimo e provoca disastri comunicativi e sociali specie tra i più giovani.
Esiste una fame di lavoro, di giustizia sociale, di solidarietà e di teatro, di cultura e di sport, accomunati dal gusto di riprenderci a piene mani la vita, gli affetti, gli abbracci e le grandi ammucchiate degli stadi. Fame di una sana alimentazione, capace di eliminare povertà e miseria e nel contempo creare le basi della ricchezza incommensurabile del nuovo umanesimo. Cibo capace di sfamare il corpo ed il cuore, la libertà interiore dunque di essere guerrieri capaci di costruirlo

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