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Il Bilancio dello Stato è falso. Contiene crediti inesigibili. Bisogna invocare una vera riforma fiscale capace di equità, solidarietà e rilancio delle imprese!

Fra Luca Bartolomeo de Pacioli, o anche Paciolo (Borgo Sansepolcro 1445 circa- Roma 1517) è stato un religioso, matematico ed economista italiano, autore della Summa de Arithmetica, Geometria, ed è riconosciuto come il fondatore della ragioneria. Ebbene, credo si ribalti nella tomba ad un attento esame dei numeri contenuti nel bilancio pubblico dello stato italiano.
Esso contiene numeri che potrebbero cambiare dall'oggi al domani, al posto di dati certi, valori di fondata cassa. Parliamo di soldi che un dirigente d'azienda avveduto farebbe immediatamente togliere dal bilancio della propria società, poichè il denaro pubblico regolarmente riscosso ed a favore dello stato corrisponde al 7% della posta numeraria inserita in bilancio. Il restante 93% si articola in riscossioni di debiti da parte dello stato a carico di soggetti falliti, nullatenenti, imposte differibili od accertabili ma senza esito certo di incasso liquido. Quindi, con nessuna certezza di riscossione di fronte invece alle certezze logiche di erogazione da parte dello stato di beni e servizi ai propri cittadini.
Stiamo parlando di un carico contabile (soldi che la pubblica amministrazione deve riscuotere dai contribuenti) di quasi 1000 miliardi di euro. Una montagna di denaro composta solo da esito di riscossione incerto e quindi non riscuotibile. Quindi la posta di bilancio dei crediti da riscuotere è falsa, con valori monetari estremamente improbabili per un periodo applicabile a quindici anni (bilancio pubblico dal 2000 al 2015). Una pubblica amministrazione ingessata su riscossioni inesigibili e vecchie di anni.
Per pulire i bilanci da crediti inesigibili occorre procedere alla loro svalutazione e quindi alleggerire il bilancio di menzogne e falsità sulla loro effettiva riscossione, soprattutto verso i cittadini. Ecco allora spiegato semplicemente perchè la pressione fiscale cresca in Italia di fronte al valore di impagabilità e riscossione dello stato verso i contribuenti. Il debito pubblico, esploso da quarant'anni è il figlio delle aste marginali, tecnicamente nato dal divorzio tra ministero del tesoro e banca d'Italia con la creazione del collocamento dei titoli di stato a favore delle banche d'affari assatanati dall'incasso di interessi speculativi da una parte e, l'aumento indiscriminato delle tasse al popolo per poter pagare gli interessi alle banche, dall'altra.
Politici e classi dirigenti disgraziate e meschine ci hanno messo del loro, ed eccoci al nostro debito pubblico pari a circa 43.000 euro a cittadino, ad oggi. Ragionamenti purtroppo tecnici ma credo utili a svegliarci dal torpore di credere che tutto vada bene, magari invocando ad ogni livello una vera riforma fiscale capace di equità e solidarietà e pure di vero rilancio ed attrazione alle imprese capaci di una nuova produzione necessaria come l'aria che respiriamo al di la del vaccino ormai in cima ai pensieri dei politici mediocri ed incapaci di una progettualità a favore della gente comune, madama la marchesa!

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