Riflessioni

I nostri anziani muoiono di abbandono e solitudine

hands-walking-stick-elderly-old-person.jpgPer gli uomini l’aspettativa di vita si attesta ad 84,5 anni mentre le donne raggiungono il traguardo dei 90,2 anni, un entusiasmante pronostico per tutti noi, anche se voglio pensare alle nuove condizioni di vita per loro attuabili. Un netto ridimensionamento alla luce pandemica che mira ad atomizzare le persone, gli usi e costumi, rilanciando prepotentemente la solitudine. Spesso i nostri anziani soffrono più della fame la tristezza della solitudine, la mancanza di relazioni affettive, la negazione di poter gioire delle semplici cose presenti nel loro dna dalla nascita. Donne e uomini questi che hanno “gustato” dalla marcia su Roma alla Liberazione, un Paese che poneva le proprie radici nella condivisione delle semplici cose, fatto di semplici persone che spesso, senza bisogno di assistenzialismo, parola inesistente a quel tempo, si prodigava dalla balia che allattava figli non suoi solo perchè possedeva latte materno, alla levatrice, capace di fare partorire in casa, alle società cooperative bianche o rosse fossero, capaci di promuovere lavoro e stabilità, alle casse rurali nate dalla ruralità di queste terre padane, ricche di saggezza ma anche di concretezza e quindi capaci di dare credito. Un mondo questo, dove i nostri novantenni sono nati e cresciuti, magari vivendo la loro vita nel perimetro di pochi chilometri quadrati, di certo inalando a pieni polmoni una densa vita di relazioni e di fiducia nella provvidenza. Trovarli oggi, spesso relegati in case famiglia per autosufficienti, per chi si può permettere salute e portafoglio, viste le rette mensili che si aggirano sulle € 1.700, per a causa alzaimer od altre malattie, relegati in case di cura per anziani, accomunati dalla tristezza non tanto di sapersi ormai al termine della vita bensì di non poter palpare con mano e col cuore il sorriso e l’affetto dei propri cari fa davvero pena. Pur comprendendo le prime ataviche precauzioni, oggi purtroppo non ancora modificate dalla normativa anti covid applicata da Regione Lombardia e per nulla giustificate, non è ammissibile assistere impotenti a parecchi anziani che si lasciano morire per rigidi protocolli di vetri e paletti, a loro incomprensibili e ostativi, alla condivisione di un abbraccio e di un sorriso capace di scaldare il loro cuore. Vorrei questi pensieri non passassero come una nostalgica esposizione di un tempo perduto, quanto una mazza da brandire con energia per urlare il nostro sdegno e la nostra dignità verso il governatore di Regione Lombardia, in primis, reo di inerzia ed imperizia dovuta al suo silenzio legislativo atto a normare questa “nicchia” di popolazione, certo ora improduttiva in quanto già ampiamente operosa ed onesta e sincera nei tempi del loro lavoro, abbandonata al proprio destino in questi tempi cosi’ preziosi per regalare loro quanto si meritano, anzitutto, e quanto loro dobbiamo, sicuramente

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