Editoriale

Elezioni regionali in Gran Bretagna, Leoni: “Le tendenze indipendentiste sono sempre più forti. Come vedete siamo in buona compagnia. In democrazia i numeri vanno rispettati, contano più 100 asini di 50 architetti”.

Oggi in Gran Bretagna si vota per le elezioni regionali. Inghilterra, Galles e Scozia sono pronte per le consultazioni locali più importanti degli ultimi cinquanta anni e milioni di elettori andranno alle urne. In Inghilterra, tra l’altro, verranno rinnovati 143 consigli locali e si voterà per eleggere tredici sindaci, tra cui quello di Londra.

“I consigli locali – precisa il giornalista Andrea Walton sull’Osservatore Romano di ieri – si occupano della gestione di molti servizi pubblici come le librerie, la cura degli anziani, la riparazione del manto stradale e la raccolta dei rifiuti ma le attenzioni dell’opinione pubblica saranno probabilmente focalizzate su quanto accadrà nella capitale”. In Scozia si vota per il Parlamento 129 sono i seggi, Sturgeon capo di Scottish National Party Snp, spera di vincere, per rilanciare un referendum per l’indipendenza entro il 2023. “Le elezioni in Galles – prosegue Walton – avranno luogo in un clima politico che è sempre meno ostile nei confronti dell’indipendenza di questa parte del Regno Unito. Un sondaggio ha evidenziato come la proporzione di persone contrarie all’indipendenza sia di appena il cinquanta per cento del totale, il livello più basso mai raggiunto. Il Partito Verde del Galles e Plaid Cymru supportano l’autodeterminazione. Il Partito Laburista è nettamente in testa alle preferenze elettorali dei votanti e potrebbe arrivare ad aggiudicarsi ventinove seggi sui sessanta del Parlamento sfiorando, dunque, la maggioranza, i Conservatori dovrebbero fermarsi a diciannove scranni, Plaid Cymru (nazionalista) dovrebbe ottenere sette seggi mentre i Liberal Democratici e lo Ukip solamente uno”. “Anche in Galles dunque le tendenze indipendentiste sono sempre più forti. Come vedete commenta Giuseppe Leoni – siamo in buona compagnia. Tutto al contrario di quello che è avvenuto in Spagna. In democrazia i numeri vanno rispettati, contano più 100 asini di 50 architetti”.

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