Economia umanistica

Economia umanistica – L’utile profitto un businnes per pochi

Al fine di diffondere la mia scelta di vita professionale ed umana nel solco della economia umanistica, desidero approfondire il concetto di “utile”, termine che nella vita privata ha una sua connotazione ben chiara poichè indica qualcosa che serve, permette di vivere meglio, mentre in economia è caratterizzato da un altro significato precipuo.

Quella riga del bilancio che sancisce la bontà o meno del fare impresa, il suo fine ultimo, quali che siano le modalità di produrlo e distribuirlo. Eppure è accaduto che aziende con bilanci ufficialmente “in utile” stessero da tempo producendo risultati “poco utili” persino alla sopravvivenza dell’azienda stessa. Realtà che proprio tentando di massimizzare gli utili avevano leso irrimediabilmente il rapporto con gli stakeholders, compromettendo il loro stesso futuro. All’estero Enron e Lehman Brothers ad esempio, due scandali clamorosi, come da noi i casi eclatanti di alcune note banche che, per presentare bilanci in “utile” li hanno falsificati, danneggiando correntisti, dipendenti, l’intera collettività fino a divenire aziende “inutili” e “dannose”.

La domanda resta questa: l’utile è sempre utile ? E’ sufficiente l’analisi del conto economico e dello stato patrimoniale per valutare se l’azienda sta facendo impresa oppure è gestita da faccendieri ? In questo passaggio ci viene in aiuto paradossalmente una seconda parola, “profitto” che nel gergo aziendale ha un significato ben preciso , simile alla prima e che una schiera di economisti ha fatto divenire un totem indiscusso, nel tentativo, ahimè riuscito, di indirizzare verso questo scopo tanta parte dell’economia tradizionale. Peccato che il termine sia latino e derivi dall’unione del prefisso “pro” con il verbo “facere” . Letteralmente tradotto “fare qualcosa di buono per qualcuno” .

Ecco la figura del “prode” del “capitano” dell’Imprenditore che si pone a capo di un progetto per inseguirne l’ideale utile alla collettività. L’opinione pubblica ha osannato imprenditori e manager che hanno realizzato grandi profitti salvo poi renderci conto di come tutto fossero fuorché dei “prodi” poiché poco a nulla le loro aziende avevano generato esternalità positive per la collettività e l’ambiente, depauperandone anzi l’essenza stessa a loro esclusivo vantaggio. Su tutti la vicenda ThyssenKrupp, in cui la magistratura ha accertato violazioni di tipo penale in relazione a scelte in cui la massimizzazione del profitto è coincisa con la minimizzazione della tutela e della vita delle persone.

Oggi finalmente si parla di report integrati e di strumenti in grado di leggere in modo tridimensionale l’attività di una azienda per capire la reale sostanza del suo risultato grazie alla comparazione di dati eco-fin con altri legati ai capitali intangibili. Il loro insieme può dirci che realmente l’impresa fa ed esiste, se raggiunge “utile” e “profitto” solo legato al proprio sistema produttivo, a partire dagli shareholders. A breve arriveranno i nodi al pettine, poichè anche la finanza ed i grandi fondi di investimento stanno avvicinandosi a questi strumenti. Banca Etica da noi li usa con ottimi risultati da anni, certi del fatto che solo in questo modo è possibile misurare la reale sostenibilità di una impresa e la sua cacapacità di produrre “valore” nel tempo .

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