Editoriale

Oggi è la Giornata internazionale dell’Africa. Leoni: “Basta con slogan populisti e falsi pietismi, basta colonizzazione! Occorre un progetto di amore e sviluppo rispettoso di esseri umani governati spesso da dittatori cresciuti nelle scuole europee…”

Oggi è la Giornata dell’Africa. Istituita dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, celebra l’anniversario della nascita dell’Organizzazione dell’Unità Africana, fondata il 25 maggio 1963 ad Addis Abeba e diventata, dal 2002, Unione Africana.   “Da sempre sul concetto immigrazione la parola della LEGA era “aiutiamoli a casa loro”, una frase fatta abbastanza ripetitiva e di effetto. – dice Giuseppe Leoni leader di Federalismo Sì – Io mi ero però stancato sia di sentirlo dire dagli uomini di vertice della LEGA che di ripeterlo come un pappagallo“.

Correva l’anno 2005 – prosegue Leoni raccontando una esperienza personale – decido di andare in Africa per vedere “casa loro” ma dove? L’Africa è grande… faccio una prima selezione, una nazione che parli il Francese, lingua che conosco, altra scelta, che sia di religione cristiana/cattolica. Opto per la Repubblica del CONGO Brazeville, prendo contatto con la diocesi di Pointe Noire e all’inizio di agosto mi imbarco su un volo Air Gabon, Roma – Pointe Noire. Partito a mezzanotte da Roma alle 7 di mattina il vescovo di Pointe Noire Jan Marie Macaia era ad aspettarmi in aeroporto. 15 giorni indimenticabili“.

Sono passati quasi vent’anni ma il ricordo di Leoni è ancora vivido. “C’erano case diroccate e baracche, bambini con abiti stracciati che giocavano per strada. La casa più bella era quella dell’Eni che faceva affari d’oro, e la villa del Presidente della Repubblica che, il fine settimana da Brazeville arrivava col sul jet privato per godersi il bellissimo mare di Pointe Noire“.

Come architetto – prosegue – mi guardavo attorno cercando di capire cosa avrei potuto fare. Ero ospite dell’arcivescovado e la mattina vedevo le donne che si caricavano enormi recipienti per andare a prendere l’acqua, tornando la sera cariche. Allora pensai che bisognasse progettare un acquedotto. Il vescovo mi sconsigliò. Quello era paradossalmente l’escamotage per il “controllo delle nascite” allontanando le donne dai maschi per tutto il giorno. Allora era meglio provvedere alle fognature…

Fu allora che pensai a un progetto in grande stile finanziato dalla Banca Mondiale. Un progetto che prevedeva la creazione di un enclave sulla costa della Libia. Acquistando un appezzamento di 20 chilometri  quadrati si sarebbe potuto realizzare una città con canoni europei con ospedale, aeroporto, case per i profughi… Così si sarebbe risolto il problema dell’immigrazione“.

Il progetto di Leoni fu depositato ma nessuna risposta arrivò dalla politica. Evidentemente non si vuole risolvere il problema immigrazione ma piuttosto utilizzarlo  nei vari dibattimenti e nelle campagne elettorali. Una città europea sulle coste dell’Africa un enclave come Hong Kong o Marrakesc potrebbe ospitare almeno due milioni di persone e costituire una buona prospettiva di lavoro e di vita per le brave persone africane che resterebbero così nel proprio continente. Ma evidentemente la cosa non è gradita ai trafficanti di schiave del sesso e di narcotici che con i barconi esportano anche la loro delinquenza.

Ho avuto la fortuna di nascere a Varese ma, se fossi nato a Pointe Noire, paragonando il livello di vita di quei posti alle immagini che i canali internazionali offrono e ben visibili nella Repubblica dove ero approdato, non avrei avuto nessuna esitazione a mettermi in cammino per arrivare in Europa. – conclude Leoni – Dal mio punto di vista serve dunque un progetto della banca mondiale per affrontare il problema Africa, un progetto vero non l’ennesima colonizzazione, un progetto di amore e sviluppo nel rispetto di esseri umani, persone, abbandonate a sé stesse, governate il più delle volte da personaggi cresciuti nelle scuole europee, dove hanno appreso solo la tecnica del comando e non quella della democrazia”.

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