Riflessioni

Afghanistan, l’inferno in terra! Il Paese in cui nascere donna è un delitto!

L’Afghanistan è il posto peggiore dove nascere donna; qui circa il 90% di loro ha subito violenze e la Legge-farsa del 2009 che avrebbe dovuto punire questo reato non solo non è stata applicata, ma ha portato quasi sempre all’incriminazione delle donne per aver fatto sesso fuori dal matrimonio. Dopo il 15 agosto 2021 le donne afgane nascondono i documenti che provano la loro iscrizione all’università, bruciano i loro vestiti all’occidentale e si procurano burqa integrali; sono state rimosse dai luoghi di lavoro con la forza e nelle strade si cancellano i manifesti raffiguranti i volti femminili a volto scoperto.

In 48 ore la vita delle donne in Afghanistan è stata stravolta: è infatti in corso una operazione di smantellamento collettiva che sta spazzando via gli studi fatti, i lavori conquistati, i desideri e le loro ambizioni. Si stanno anche oscurando gli account sociali il che renderà ancora più difficile l’informazione.

Con l’occupazione, in diverse città i miliziani girano casa per casa per rapire donne tra i 12 e 45 anni, prelevandole come trofei di guerra, per renderle schiave sessuali per il gruppo armato. Le donne sono quindi vittime di una guerra che è degli uomini, che soltanto loro hanno iniziato e combattuto. A queste ragazze e bambine rimane soltanto la possibilità di sparire dietro un velo integrale che cancella i loro corpi, le loro identità e le loro dignità.

Le testimonianze dei media internazionali ci mostrano uno scenario di continuo pericolo estremo per tutte le donne: emblema ne è un video che mostra l’uccisione con un colpo alla testa di una donna dopo un “sermone” a lei indirizzato da un fondamentalista. (brutale esempio di estremo disprezzo della vita delle donne)

I talebani cercano di mostrare un volto moderato ed “umano” e di rifarsi una immagine agli occhi del mondo attraverso affermazioni menzognere quali: “Alle donne verrà lasciata la libertà di esercitare i propri diritti” aggiungendo: “secondo la Sharia” (parole del portavoce talebano Zabiullah Mujahed)

La Sharia non è un codice uniforme scritto per tutto il mondo musulmano ma un insieme di usi e consuetudini basato sul Corano, principale fonte della legislazione nei paesi la cui interpretazione estremista viene invocata per introdurre la lapidazione per le donne accusate di adulterio, le pubbliche mutilazioni, nonché la assoluta sottomissione femminile.

Questa legge vede donne e uomini con diversi diritti ed obblighi; con enormi discriminazioni per il genere femminile. Pensiamo ai divieti posti alla libertà personale nel quotidiano, come poter camminare da sole in strada, di guidare, lavorare. Pensiamo all’obbligo di avere un tutore per spostarsi all’estero, e ai matrimoni combinati delle bambine di cui abbiamo tragici esempi anche in Italia.

Quello che sta accadendo sotto i nostri occhi in Afghanistan dimostra che l’uguaglianza e la democrazia non può essere imposta dall’alto senza che prima vi sia un cambiamento culturale che parte dal basso; l’integralismo non può essere la via per condividere i valori “non negoziabili” quali la dignità, la libertà e la sacralità della vita.

La liberazione femminile autonoma ed autentica in questo paese non può dipendere dallo sguardo occidentale, che oggi è comunque rivolto da un’altra parte.

Molte donne dovranno imparare come si sopravvive in un regime oscurantista e fondamentalista dove esse sono considerate niente altro che beni di cui disporre.

L’inferno in terra!

Fonti: The Guardian; Il Giornale; L’Avvenire.

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