Donna Sì

Parte dalla Liguria “Donna Sì”, il nuovo gruppo di Federalismo Sì. La missione è tutela dei più deboli della società. Referente Valentina Vangelisti. Presto un numero di telefono dedicato per le adesioni al progetto di cui è responsabile Gabriella Poli

Nasce oggi “Donna Sì”, con l’intento di tutelare le parti deboli della società, i soggetti che subiscono violenza e soprusi, siano essi donne, uomini o bambini, anziani e malati, persone con fragilità o handicap. Referente per la Liguria Valentina Vangelisti. Verrà attivato a breve un numero dedicato, verranno organizzate conferenze e incontri tematici per sostenere le cause che ci stanno a cuore e camminare verso la scelta federalista di una società in totale declino, sia dal punto di vista intellettuale che da quello critico e pensante.

Vogliamo tutelare e sostenere le minoranze e i soggetti che subiscono vessazioni per le ragioni più diverse, magari solo perché chiedono spiegazioni di alcune decisioni prese dall’alto di scranni di potere così intoccabile da farci tremare.

Ma non è più tempo di sottovalutare i segnali che ci pervengono quotidianamente di una democrazia inesistente, di un pensiero unico dilagante trasmesso dai media più potenti che fingono falsi dibattiti tra gli stessi attori, gli stessi virologi, gli stessi politici, gli stessi giornalisti. Chi esce inaspettatamente dal coro non viene più invitato nei talk show.

Gli accadimenti che si susseguono frenetici in questi giorni come l’avvento dei talebani in Afghanistan fanno davvero riflettere sui signori amanti del pensiero unico che si aggrappano a dogmi in modo letterale perché incapaci di ragionare con la propria testa.

Qualche anno fa i soprusi avevano riguardato le donne combattenti curde, che tanto avevano fatto sulle loro montagne inespugnabili, per sconfiggere l’Isis, e il cui sacrificio non era stato adeguatamente riconosciuto dall’Occidente che permise scempio dei loro corpi e vilipendio anche sui loro cadaveri, senza provvedere, in seguito, a riconoscere la nazione curda, nei territori, peraltro promessi dopo la guerra dagli accordi internazionali, a cui mai nessuno tenne fede, continuando a relegare il popolo curdo in un limbo sulle montagne.

Ora è la volta delle donne afghane.

Ed è tempo che anche le nuove generazioni, che sballano nei Rave e che disquisiscono di fard, ciglia finte e trapianti di glutei rotondi da mostrare in spiaggia, si prendano le proprie responsabilità riguardo alla società. Perché in Afghanistan si viene giustiziate per strada se non si è accompagnate da un uomo, o se inavvertitamente si mostrano le mani.

Ma questi folli studenti e studiosi di regole mai scritte su nessun Vangelo o Corano che sia, non sanno che i Comandamenti e i Libri Sacri vanno interpretati e non applicati in modo letterale?

Nati come regole sanitarie erano, per forza di cose, semplici ma non semplicisti. Solo nei periodi più oscuri della civiltà si utilizzano le Scritture in modo così inappropriato. Eppure dovrebbero essere fonti di sapere e di sapienze e non di soprusi, di morte, di offesa alla dignità umana!

Comunque vi aspettiamo numerose e numerosi a collaborare con noi.

Di Donna Sì possono far parte anche gli uomini per un arricchimento reciproco, come deve essere in una società civile, che unisce sensibilità e forza, intuizione e capacità organizzativa.

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