Arte, poesia, cultura

La lingua dei segni, equiparata alle lingue nazionali, affinché nessuno sia escluso dalla possibilità di comunicare

Ogni anno il 23 settembre si celebra la giornata internazionale della lingua dei segni che viene così equiparata alle lingue nazionali affinchè nessuno sia escluso dalla possibilità di comunicare con gli altri.

Per coloro che si avvalgono di tale lingua, ogni Stato ne ha adottato una propria in modo che ognuna di esse sia legata alla cultura di appartenenza.

In Italia ci sono circa 40.000 persone che essendo affetti da disturbi del linguaggio e dell’udito usano l’idioma dei segni per la loro inclusione nella società.

La prima scuola per sordomuti fu creata in Francia nel 1817 dall’Abate de L’Epée, che ne elaborò una propria grammatica. Bisogna però arrivare agli anni ’50 del Novecento per perfezionare la lingua dei segni ed identificarla come espressione linguistica vera e propria.

Noi siamo abituati a pensare alla diversità linguistica con riferimento alle cosiddette minoranze linguistiche che esistono anche nel nostro Paese (L. 482 del 1999) dove sono elencati dodici gruppi (Albanese, Catalani, Croati, Francesi, Francoprovenzali, Friulani, Germanici, Greci, Ladini, Occitani, Sardi e Sloveni).

I componenti di questi gruppi formano dodici comunità presenti in altrettanti territori i cui membri parlano una lingua diversa dall’Italiano.

Vi sono però anche le “comunità diffuse” cioè non limitate da zone geografiche, le cosiddette “non territoriali”; per la protezione del loro idioma si deve trovare un diverso criterio (non esiste un Paese di solo sordomuti..). Infatti parlare la lingua visivo-gestuale è parte di una vera e propria comunità la quale ha proprie culture e tradizioni anche se non vive in uno spazio determinato

Le persone con disabilità uditiva e/o vocali possono essere considerate tali dalla società e dall’ordinamento legislativo?

Dato che la Convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità pone all’Art. 3 il principio della “accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell’umanità……”, anche il mondo della disabilità vocale-uditiva e chi ne fa parte deve essere incluso attraverso la protezione delle proprie capacità e diritti, compreso quello di esprimersi nella propria lingua (vocale o visivo-gestuale). La Convenzione ONU agli Articoli 24 e 30 prosegue riconoscendo l’accesso al diritto all’istruzione e alla partecipazione alla vita culturale.

Ciò ha portato ad una presa di coscienza nei loro confronti, considerando che il più delle volte queste persone sono portatrici di un  handicap  “nascosto” e quindi meno visibile di altri, determinando anche la frammentarietà delle norme a loro tutela.

Le lingua dei segni ha un proprio lessico, una morfologia, una sintassi ed il loro apprendimento avviene attraverso insegnanti specializzati appositamente preparati.

Anche in questo modo siamo arrivati alla “linguisticità” della lingua dei segni che ha portato coloro che la parlano a sentirsi parte di una comunità e di una cultura specifica da considerarsi “minoranza linguistica”. La parola “comunità” indica comunione di vita e di interessi che lega un insieme di persone; la parola “cultura” è il modo in cui queste persone utilizzano positivamente la loro diversità. La lingua dei segni ne è l’espressione più visibile.

Il percorso Legislativo della Lingua dei Segni “LIS” in Italia ha avuto un iter troppo lento.

A livello Europeo l’importanza della lingua dei segni è stata riconosciuta tramite le risoluzioni del Parlamento del 17/06/1988 e 23/11/2016.

L’Italia, pur avendo ratificato con Legge 3/3/2009 n. 18 la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che all’Art. 21 prevede che gli Stati riconoscano l’uso della lingua dei segni, non l’ha prevista per diversi anni.  La quasi totalità dei Paesi Europei invece, anche a livello Costituzionale (es. Danimarca e Austria),  l’aveva già pienamente attuata.

Per un lungo periodo il legislatore italiano non ha messo queste persone in condizione di essere tutelate con piena ed effettiva partecipazione alla società, ostacolando l’espressione di se stessi nella propria lingua che è strumento di cittadinanza ed un  punto di arrivo per la civiltà.

L’Italia è stato l’ultimo Paese in Europa,  in data del 19/5/2021, a riconoscere la lingua dei segni nazionale.

Il Decreto Sostegni all’Art. 34 ter ha varato infatti le “misure per il riconoscimento della lingua dei segni italiana e l’inclusione delle persone con disabilità uditiva” soltanto in questo momento.

Ha riconosciuto inoltre la figure degli interpreti LIS e LIST (questi ultimi per sordociechi) istituendo anche appositi corsi di formazione.

La LIS viene riconosciuta ufficialmente dallo Stato Italiano con un ritardo di oltre dieci anni dalla Convenzione dell’ONU sulla disabilità che sanciva l’accessibilità e la promozione di questo linguaggio.

Questo è stato un passo molto importante, seppur tardivo, perché è un mezzo di comunicazione non solo per persone sorde ma anche per coloro che,  specialmente  bambini,  non riescono a parlare a causa di deficit, danni biologici o neurologici.

In Italia la comunità Sorda che utilizza la LIS comprende circa 40.000 persone e includendo anche gli udenti, si calcola che sia utilizzata da almeno 100.000 persone.

Valentina Vangelisti

Fonti: www.eus.itwww.unive.it; Gazzetta Ufficiale Italiana; Wikipedia.org; www.traducta.it

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