Lezioni di Federalismo

Bernina express. Lampi di Federalismo di nonno Vico. Viaggio nel rispetto delle minoranze, solidarietà e sussidiarietà, orgoglio di un Paese libero e confederato

Fin da quando esce dalla stazione di Tirano ed entra nel sole della Valtellina, il treno si dichiara. Sul rosso delle Carrozze spicca la dicitura “Ferrovie Retiche” in memoria del popolo dei Retzi che circa 15 anni prima di Cristo si immolò quasi totalmente sull’altare del culto della libertà per difendere la sua terra e soprattutto i suoi passi alpini. Questi  avevano destato l’interesse dei romani perché da quei passi le legioni dovevano transitare  per colpire e privare della libertà altri popoli.

I sacrifici dei Retzi furono onorati anche dando il loro nome all’intera regione ancora oggi nota come regione Retica. Di questo, del resto, si sono sempre nutriti gli imperi: delle libertà altrui.

Quando il convoglio si avvia ad entrare nella Svizzera attraverso la Val Poschiavo, una delle tre valli del Canton Grigioni dove si parla l’italiano, uno speaker  annuncia le varie stazioni in cui si fermerà il treno.

Le stazioni vengono elencate prima in lingua italiana, poi in quella francese, quindi in lingua Romancia ed infine in quella tedesca.

Quando il convoglio arriva alla stazione più alta del percorso a circa 2000 m. di altitudine, dove si trova il cosiddetto ospizio del Bernina e da lì si muove per entrare nella Valle Engadina, l’ordine delle lingue in cui viene illustrato il percorso cambia. Si annunciano le fermate prima in  tedesco, poi romancio, francese ed infine in italiano.

Infatti l’Engadina occidentale è abitata in grande maggioranza da persone che parlano tedesco. Nell’Engadina orientale abita anche una minoranza di circa 40.000 persone che parla la lingua romancia. Ma perché anche una lingua parlata da meno di 40.000 persone viene elevata al rango di lingua ufficiale? Perché per ben due volte il popolo dell’intera Confederazione è stato chiamato attraverso un referendum ad esprimersi riguardo al problema romancio sì, romancio no. Ed Entrambe le volte, onorando il principio del rispetto delle diversità, il popolo Elvetico ha risposto di sì.

In quelle zone dove vi è una maggioranza di persone che parla romancio, anche nelle scuole vene insegnata quella lingua. Esse hanno conquistato il diritto di esprimersi anche nella lingua della tradizione che l’intera Nazione ha fatto diventare una lingua ufficiale secondo il principio del culto della Libertà e del rispetto delle diversità.

Al passeggero del Treno del Bernina non sfuggirà che lungo la linea ferroviaria che passa attraverso verdi boschi si trovano cumuli di fascine e rami ordinatamente accatastati. Che cosa aspettano? Aspettano un treno merci che durante la notte passerà per raccogliere la legna e portarla presso i magazzini del comune di Poschiavo.  

Alcuni boscaioli hanno provveduto alla pulizia dei boschi e portato la legna nelle vicinanze della ferrovia. Il comune deciderà quante fascine  mettere in commercio e quante destinare alle famiglie meno abbienti per consentire loro di poter accendere le stufe per cucinare o riscaldarsi nei freddi mesi invernali. Bisogna dire che questi boscaioli  lo fanno in nome del principio dell’autoresponsabilità e per l’amore del loro territorio.

Boschi vaccinati contro gli incendi, stazioni ferroviarie che sembrano appena uscite da gigantesche lavatrici, laghi e corsi d’acqua che con le loro piccole centrali idroelettriche concorrono a generare l’energia che muove questo treno, un’intera Nazione che per due volte consultata, prima afferma e poi conferma ad una minoranza il diritto della lingua dei padri e di poter conservare le tradizioni che a quella lingua si accompagnano. Inoltre la dota di aule e insegnanti che sappiano trasmettere la loro lingua tradizionale ai giovanissimi che saranno i prossimi cittadini.

Nel rispetto del principio della sussidiarietà il Comune che è l’istituzione più prossima al Popolo  incassa le tasse, ne trattiene una quantità notevolissima (70%) e trasferisce il rimanente alle istituzioni superiori.

I soldi girano esattamente al contrario rispetto agli stati  centralisti che raccolgono le tasse e poi trasferiscono ai capoluoghi regionali che a loro volta danno qualcosa ai comuni. Il Popolo retrocede da primo a ultimo, può consolarsi soltanto pensando: “beati gli ultimi se i primi sono onesti”.

Lampi di Federalismo che ci provocano brividi di libertà. Quella vera. Questo abbiamo visto, questo abbiamo sentito, questo abbiamo inteso dentro e cercato di narrarvi.

Valentina Vangelisti

(tratto da Appunti di nonno Vico a Luigi Torielli)

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