Arte, poesia, cultura

Giornata contro la violenza alla donna. Clelia Durazzo e Adriana Albini, scienziate genovesi in lotta per affermare la loro genialità nel mondo scientifico dominato dal genere maschile

Non c’è solo la violenza di genere fisica e psicologica ma esiste anche quella culturale che “tarpa le ali” alle Donne che si cimentano con valore e genio nel mondo scientifico. Ecco le storie di due scienziate genovesi nate a distanza di due secoli una dall’altra.

CLELIA DURAZZO, (botanica) – Una donna scienziata del ‘700, nata a Genova in una famiglia che le dà un’impronta culturale; simbolo settecentesco di emancipazione femminile. Lei sceglie come passione la botanica; figlia di un naturalista, sicuramente viene favorita da questo modello famigliare. Infatti come donna non avrebbe certamente avuto la possibilità, al suo tempo preclusa, di misurarsi con un ambiente, quello scientifico, totalmente al maschile.

Clelia Durazzo lascia alla città di Genova un orto botanico (Orto di Pegli) di 74.000 mq. da visitare in tutte le sue meraviglie. E’ il giardino Durazzo Pallavicini, luogo di “primavera eterna” ed è oggi la più importante raccolta di piante della Liguria.

La Durazzo non era, come si potrebbe facilmente pensare, l’aristocratica con l’hobby del giardinaggio ma ella dette al suo Giardino una vera struttura usando i più avanzati criteri scientifici del suo tempo. Lo fece riscaldare a carbone, irrigare da un acquedotto privato: in un’unica serra coltivò quasi mille varietà piante, anche rare.

L’impegno scientifico di grande respiro della Durazzo è arrivato fino a noi attraverso gli scambi epistolari con gli altri naturalisti. Lei nobile aristocratica scrive agli altri corrispondenti di tutta Europa per accrescere le sue conoscenze e chiama “piccola collezione” il suo bellissimo giardino. Lei donna e sola, nell’ambiente scientifico si guadagna così il rispetto e l’ammirazione degli studiosi degli altri paesi europei. Se non fosse stato per la discriminazione legata al suo genere, che in quel tempo era una difficoltà, avrebbe potuto ottenere la cattedra di botanica alla nascente Università di Genova, assegnata invece ad un uomo.

Parlando di questa figura di scienziata non si può perciò prescindere dallo svantaggio che ella comunque ha incontrato nei confronti dei colleghi, solo in parte colmato dalla sua capacità e cultura. Figlia del suo tempo, che stava avviandosi verso la Rivoluzione Francese, è una figura di “eroina” di un femminismo gentile, costruito sull’ingegno e sul genio delle Donne.

Clelia Durazzo ci ha lasciato in eredità il suo meraviglioso Orto, eccellenza del territorio Ligure, rinomato per la collezione di orchidee, piante carnivore e rare di pregevole interesse. Questo Giardino costituisce un forte richiamo per molti visitatori che possono ammirare anche i giochi d’acqua e l’incantevole scenografia del romantico Parco di Genova Pegli.

ADRIANA ALBINI, (biochimica) – Adriana Albini, genovese, scienziata biochimica, è la prima donna italiana iscritta nella lista BBC 100 Women of 2020 (le 100 donne più influenti al mondo) ed è la prima donna eletta nel Board of Directors dell’American Association for Cancer Research. Queste sono nomine storiche dato che è la prima volta che una donna italiana viene eletta come Direttore della più grande associazione del mondo per la ricerca sul cancro.

La Professoressa Albini con i suoi studi crea dei modelli scientifici per gli studi sull’angiogenesi che consentono di valutare la capacità delle cellule di formare vasi sanguigni che producono i tumori. Nella sua attività di ricerca nell’ambito oncologico e sulla prevenzione farmacologica ha studiato i principi attivi da derivati alimentari: per esempio dall’hypericum e dal luppolo oltre che dall’olio d’oliva.

Da notare che, grazie agli studi di questa scienziata, per la prima volta nella lotta contro il tumore si è accesa la speranza di un serio futuro dell’esistenza dei “cibi medicina”. Da Adriana Albini viene affermato che la ricerca deve dialogare anche con i derivati delle piante con molecole di origine alimentare che possono fungere da farmaci preventivi.

Alcuni esempi di queste sostanze sono i terpeni ricavati dalle arance, i carotenoidi dai pomodori e dalle carote, gli indoli dai cavolini e spezie come il peperoncino e curcuma. La scienziata ci fa notare quindi come esista un connubio importante tra Ricerca e Natura il quale ci offre rimedi di valido aiuto per la prevenzione delle malattie. Altra attività è il suo impegno nel tenere corsi di formazione per insegnare alle donne a conquistare uno spazio nell’ambiente scientifico, mettendo a frutto le loro capacità ed i loro meriti (indicativo è il titolo di un convegno tenuto dalla Prof.ssa Albini: ”Il pregiudizio di genere nella ricerca”). Anche da parte di una personalità come la sua, è riconosciuta la difficoltà di scalfire una realtà in cui il primato è troppo spesso maschile.

In queste due donne scienziate l’una vissuta nel secolo XVIII, l’altra attiva ai nostri giorni, possiamo trovare dei punti comuni sia nel genio e nell’impegno per la scienza, sia nella battaglia a “farsi largo” in un settore ancora così dominato dagli uomini. Altra similitudine la troviamo nel loro grande interesse per la natura e le piante che ci offrono un aiuto fondamentale per vivere meglio.

Valentina Vangelisti

Fonti: Unibo.it, Wikipedia, http://www.pegli.com, http://www.multimedica.it

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