Lezioni di Federalismo

Referendum, una sofferenza politica per l’Italia centralista, che lo ostacola con molte restrizioni. Per un Paese federalista invece è la democrazia reale

L’istituto del referendum in Italia è stato introdotto nel ‘46 con una certa sofferenza politica, essendo visto come un Istituto capace di scardinare l’equilibrio dei partiti e lo si nota dai limiti che gli sono stati posti.

Il referendum è contemplato dalla Costituzione Italiana all’Art. 3 ed è uno strumento con il quale viene garantita la partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica del Paese. Vi sono diverse tipologie di Referendum: abrogativo di Leggi e Atti aventi forza di Legge (ex Art. 75 Cost.), Referendum sulle Leggi Costituzionali (ex Art. 138 Cost.), Referendum in materie Regionali.

L’Art. 75 della Costituzione subordina l’iniziativa referendaria alla raccolta di almeno 500 mila firme di cittadini elettori oppure a cinque Consigli Regionali. Perché il Referendum sia valido deve esserci un “quorum” per la partecipazione, il quale trasforma le astensioni di fatto in voti contrari ed in più si deve raggiungere la maggioranza dei voti validamente espressi. Inoltre vi sono delle materie espressamente escluse dall’istituto: Bilancio, Tributi, Amnistia e Indulto, autorizzazioni a ratificare trattati internazionali (2° Comma Art. 75 Cost.).

Non si fa cenno di Referendum “Propositivi, Deliberativi e Legislativi”.

Nella vicina Confederazione Elvetica, invece, tutte le Leggi emanate dall’Assemblea Federale vengono di principio sottoposte al voto del Popolo. E non solo per essere abrogate ma prima che esse entrino in vigore (Artt. 140 e141 Cost.) nel primo caso si parla di Referendum obbligatorio mentre nel secondo si parla di Referendum facoltativo.

I testi di Legge sottoposti a Referendum obbligatorio sottostanno al voto del Popolo e dei Cantoni o solo al voto del Popolo; mentre i testi sottoposti a quello facoltativo al solo voto del Popolo.

Il Referendum facoltativo previsto dall’Art. 141 della Costituzione Elvetica è lo strumento con il quale si garantisce al Popolo il diritto di esprimersi sulle decisioni già prese dal Parlamento. L’iniziativa Popolare spetta a 50.000 cittadini che raccolgono le firme e chiedono entro 100 giorni dalla pubblicazione della Legge già avallata dal Parlamento, che essa venga sottoposta al giudizio del Popolo. Non esiste un “quorum” minimo alla partecipazione affinchè il referendum sia valido; anche qui la partecipazione ai Referendum non è massiccia (è difficile superare il 50% dei votanti aventi diritto). Quindi vota chi ha veramente un interesse all’argomento referendario; chi si astiene delega agli altri cittadini la decisione. Non esiste nemmeno un “quorum” per la validità dei Referendum ma il risultato è sempre valido, a prescindere da quanti abbiano votato e la Legge così “contestata” non entra in vigore.

Dunque in Svizzera ai cittadini spetta sempre l’ultima parola e si può dire che qui il Popolo è veramente Sovrano!

Il principale effetto della Democrazia diretta Elvetica consiste nel rendere i politici più attenti nel momento in cui propongono ed approvano le Leggi. Consapevoli che quello che decidono potrà essere sconfessato dagli elettori con l’esercizio del Referendum, li porta ad evitare l’emanazione di Leggi che potranno essere facilmente ribaltate. In un sistema come questo si dà inoltre la giusta rilevanza e si ascoltano le esigenze dei vari gruppi di interesse (commercianti, utenti, pensionati……).

Questo sistema può anche diminuire la pressione dei “poteri forti”, avendo poco senso per loro ottenere una Legge dal Parlamento con il rischio di vederla poi annullata dal Popolo.

La Democrazia diretta esercitata attraverso il Referendum elimina così il monopolio del potere legislativo: l’intero sistema rappresentativo viene migliorato senza naturalmente sostituirlo e creando un dialogo costruttivo tra cittadini e rappresentanti degli stessi.

Valentina Vangelisti

Fonti: Wikipedia, Swissinfo.ch, Costituzione R.I., Costituzione Svizzera.

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