Ecologia

Bonus edilizio 110%. Un’occasione perduta? Speriamo di no

Luca Folco – Difficile e, soprattutto, pericoloso cercare di spiegare in poche parole questo strumento voluto dal governo Conte 2 che propone, in pratica, una detrazione fiscale per chi interviene sul miglioramento di un’immobile.

Queste detrazioni fiscali, che arrivano fino al 110% delle spese, sono scontate per cinque anni, a patto che il lavoro di efficientamento energetico sia relativo a due tipi di lavori: trainanti e trainati.

I primi sono, ad esempio, il “cappotto”, la climatizzazione o gli interventi contro i terremoti e possono essere eseguiti anche separatamente da altri interventi pur conservando il diritto di detrazione.

L’altra tipologia può usufruire del bonus solo se associata agli interventi Trainanti, sono ad esempio l’installazione di impianti fotovoltaici o di torrette elettriche (quelle per la ricarica dei veicoli) o l’eliminazione delle barriere architettoniche.

Questo strumento, pensato per il rilancio dell’economia, ha certamente portato ad uno scossone dell’attività edilizia con notevoli ripercussioni nel mercato .

Lo Stato, ha emanato un numero enorme di regole per l’esecuzione delle opere e per giungere al finanziamento obbligando i cittadini ad una vera e propria corsa contro il tempo per definire le pratiche non considerando ( o forse si) tutti i fattori che sarebbero stati di intralcio alla completa riuscita dell’impresa. Di seguito una breve e non completa elencazione delle criticità provocate:

  1. L’eccessiva burocratizzazione del sistema ha bloccato lo sviluppo e la comprensione del lavoro. Professionisti, imprese e committenti sono frastornati dalle continue giustificazioni richieste e dalla complessità .
  2. Il mondo del lavoro era ed è impreparato alla presa in carico di un così grande impegno il che comporta la mancanza di materie prime, la mancanza di tecnici preparati e disponibili alla predisposizione delle pratiche, la mancanza dei funzionari comunali preposti alla redazione dei documenti richiesti, la mancanza delle maestranze che sappiano realizzare le opere necessarie.
  3. Tutta questa grande richiesta ha comportato l’aumento dei prezzi che da un anno all’altro ha almeno triplicato il valore delle lavorazioni , “dopando” di fatto il mercato che, terminata la fase attuale, ritornerà a colpire le imprese incapaci di gestire la recessione;
  4. Le tempistiche, che subiranno inevitabili proroghe, terrorizzano i committenti, ma anche imprese e professionisti, comportando una fondata diffidenza nel predisporsi a realizzare le opere.
  5. Il voler evitare – per convinzione politica – la possibilità di un nuovo condono ha comportato, ad esempio, che sullo stesso stabile due interventi non rientranti nella stessa tipologia di Bonus obblighino i proprietari a predisporre due pratiche differenti e distinte raddoppiando di fatto il lavoro dei tecnici comunali/provinciali ecc.
  6. Per la redazione dei preventivi, i prezziari dei vari enti statali, regionali e provinciali, sono diventati inadeguati per il forte aumento descritto prima, determinando l’impossibilità di confermare l’esattezza di un preventivo come previsto per legge e obbligando i professionisti e le imprese a cercare vie d’uscita per far tornare i conti.
  7. Infine, la mancanza di manodopera preparata, ha favorito il proliferare di operai non preparati con risultati edilizi scadenti a tutto scapito anche della sicurezza dei lavoratori chiamati a turni di lavoro inaccettabili.

Per evitare almeno in parte questi inconvenienti che, bisogna dirlo, non consentiranno di raggiungere lo scopo iniziale della Norma di trasformare il patrimonio edilizio dello stato in fabbricati che consentano un effettivo abbassamento dell’inquinamento energetico, sarebbe stato opportuno una scansione temporale più lunga con incentivi anche minori (70, 80, %) , con garanzie agli investitori che le regole non venissero modificate durante l’esecuzione dei lavori e con una sorta di calmiere dei prezzi utilizzando valori di mercato reali evitando le enormi speculazioni avvenute.

Consentire, la sanatoria degli abusi minori. Scoraggiare la realizzazione di opere di miglioramento dove ciò non è necessario o opportuno (impianti di riscaldamento in seconde case al mare dove si soggiorna solo due mesi l’anno) .

Istituire commissioni di valutazione del reale beneficio ottenuto con gli interventi edilizi proposti assegnando classi di merito (bonus) agli interventi più meritevoli e consentendo agli altri di realizzare comunque le opere ma con un minor esborso dello Stato (è sempre uno sconto fiscale).

Far approvare preventivamente dall’agenzia delle entrate gli interventi evitando successivi controlli a opere ultimate con possibilità di sanzioni anche economicamente superiori all’intervento eseguito.

Di fatto, quindi, se lo stato avesse previsto una pianificazione degli interventi per un periodo più lungo (5 o 10 anni) si sarebbe ottenuto un risultato di maggiore impatto energetico oltre ad una qualità degli interventi superiore per maestranze e materiali.

Un’occasione perduta? Speriamo di no siamo ancora in tempo …

architetto Luca Folco

Categorie:Ecologia, Riflessioni

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