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Festival di Sanremo, esibizione offensiva per il cristianesimo. Cosa sarebbe accaduto se fosse stato preso di mira un simbolo musulmano?

La prima serata di Sanremo ha fatto il botto: l’hanno seguita circa undici milioni di persone, con un picco di oltre tredici milioni nella prima parte.

Di fronte a questa platea oceanica si è assistito ad una esibizione a dir poco penosa di un cantante che oggi va per la maggiore. Non entriamo nel merito della qualità dell’esecuzione canora, anche se la musica che è Arte, è stata usata da lui in modo indegno e per fini profanatori, ma ci riferiamo al gesto con cui egli ha terminato l’esibizione.

Il cantante infatti, a petto nudo e accompagnato da un coro Ghospel, ha inscenato in diretta il rito del Battesimo versandosi sulla testa dell’acqua.

Questo gesto è stato poi definito dal cantante “provocatorio”, “simbolo di libertà di fare e di essere”. Provocatorio di cosa?…  Qualcuno ha attentato alla sua libertà?

Invece dall’altra parte ci sono tante persone credenti, offese nei loro valori religiosi e che hanno con questa esibizione subito un ignobile attacco contro la loro fede.

La tolleranza è una delle caratteristiche del nostro patrimonio culturale e religioso; noi Cristiani con il dialogo e con la collaborazione e rispettiamo tutti i “credo” e le ideologie.

Non osiamo invece pensare cosa sarebbe accaduto se fosse stato preso di mira un segno o un simbolo di un’altra religione (tanto per parlare di “par condicio”).

Ciò non toglie che anche noi Cristiani abbiamo il diritto di vedere rispettati i nostri valori e non di vederli presi in giro specialmente in un contesto fatuo come quello del Festival.

Non possiamo non essere d’accordo con Mons. Suetta, Arcivescovo di Ventimiglia e Sanremo che nella Sua lettera critica e condanna “la brutta piega che ha preso questo evento canoro e tutto il mondo dello spettacolo, servizio pubblico compreso”.

Da questa realtà, tacitamente approvata da troppi, ne deriva un cattivo esempio educativo per i giovani che così seguono  modelli inadeguati in quanto il Festival è una cassa di risonanza per tendenze di costume e culturali.

Il servizio pubblico dovrebbe vigilare più e meglio sui contenuti che vengono trasmessi in TV e non costringere gli abbonati RAI, che subiscono un prelievo forzoso attraverso la bolletta della luce, a sentirsi oltraggiati nel proprio credo.

I dirigenti RAI, se hanno assistito alla manifestazione canora, non hanno nulla da dire ai milioni di battezzati che vedono il loro Sacramento dileggiato e trasformato in mezzo per fare soldi e raggiungere notorietà? Come si sarebbero comportati se il cantante avesse preso in giro spudoratamente le istituzioni laiche governative che li hanno nominati?

Lungi da noi l’essere bacchettoni, difendiamo a spada tratta la Religione Cristiana ed i suoi Sacramenti e Simboli che da duemila anni accompagnano la nostra civiltà e non ci vogliamo rinunciare né vederli offesi.

Siamo indignati!

Valentina Vangelisti

Fonti: Primaonline, Ilmattino.it

Categorie:news

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