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Autostrade, una storiaccia di malagestione e appalti telecomandati lunga oltre vent’anni. Pedaggi in aumento!

Direi che la brutta storia delle autostrade in Italia inizia nel 1999.

Quell’anno, infatti, l’Iri decide di privatizzare, tra le altre, anche la Società delle Autostrade, passando la gestione e la manutenzione  dal pubblico al privato, remunerato dai pedaggi.

E’ l’anno in cui un gruppo di azionisti privati, riuniti nella Società Schemaventotto Spa che fa capo alla famiglia Benetton, e che ancora oggi rappresenta il Socio forte del gruppo, acquisisce il 30% del capitale mentre il 70% è sul mercato.

Nel 1999 Schemaventotto SpA  rileva quindi la Società Autostrade versando l’importo di 2,5 miliardi e  coprendo l’investimento con 1,3 miliardi con capitali propri ed il resto a debito. In seguito, dopo aver incassato pedaggi per  11 miliardi, nel 2003 lancia l’OPA  destinata a portarle la consistente maggioranza di Autostrade (l’84%, quota poi successivamente ridotta) per 6,4 miliardi.   

Nel 2003  nasce Autostrade per l’Italia, controllata al 100% da Autostrade S.p.A., quella che oggi si chiama Atlantia, quotata alla Borsa di Milano,  mettendo a segno uno dei più grossi affari finanziari nella storia del capitalismo italiano.

La concessione che affida la gestione della rete ad Autostrade è regolata dalla Convenzione del 1997 tra Autostrade e l’Anas che allunga di molto i tempi estendendo  la concessione dal 2018 al 2038.

Nel 2004 Autostrade per l’Italia si impegna ad avviare un piano di potenziamento della rete. Nel  2006 si puntano i riflettori sul sistema della concessione. Il Governo Prodi che vuole rivedere il tema delle concessioni e si confronta con le varie società autostradali per arrivare a un accordo sui correttivi da inserire nella convenzione.

La Convenzione tra Anas ed Autostrade, in vigore fino ai giorni nostri, viene sottoscritta il 12 ottobre 2007 ma è nel 2008 , con il Governo Berlusconi, che diviene efficace per legge.

Nel mese di  aprile del 2018 hanno ottenuto una proroga di altri 4 anni della concessione di Autostrade per l’Italia, fino al 2042, sotto il Governo Renzi e il ministro Delrio, con la “benedizione” di Bruxelles all’allungamento della concessione.

Appena pochi mesi dopo questa inspiegabile ed inutile proroga della concessione, anche perché gli organi di controllo non potevano non sapere della insufficiente manutenzione delle autostrade italiane, c’è stato il drammatico crollo del Ponte Morandi a Genova che ha causato la morte di ben 43 persone.

“Questo ponte non avrebbe dovuto essere ricostruito, avrebbe semplicemente dovuto essere manutenuto da chi invece ha continuato a incassare soldi dei pedaggi e se n’è bellamente fottuto di fare quello che doveva fare per contratto”. Così si è espresso l’ex ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, e su questo non possiamo dargli torto, ma vorrei ricordare che lo stesso Ministro ed il Governo Conte 1, all’indomani del crollo del ponte, invocavano a gran voce la revoca della concessione ai Benetton. Invocazioni ben presto passate sotto silenzio!

Non mancano altre cattive notizie:

1 –  i responsabili del crollo del ponte Morandi, anziché essere revocati della concessione, magari con richiesta di risarcimento dei danni causati dalla “mala gestio”,  escono di scena molto ben remunerati (9,3 Miliardi…).

2 – al loro posto, oltre a CdP (Cassa Depositi e Prestiti) che deterrà il 51%, arrivano due fondi d’investimento (Blackstone, Statunitense, Macquarie Australiano che avranno il 24,5% ciascuno) ingolositi dai ricchi profitti che potranno ottenere dalla partecipazione.

3 – a pagare il conto finale saranno gli automobilisti sotto forma di pedaggi più cari. Il 22 dicembre scorso perché il Cipess (Comitato per Programmazione Economica e Sviluppo Sostenibile), presieduto dal premier Draghi, ha approvato il Piano economico finanziario (Pef) che regge l’intesa e che, tra le altre cose, prevede l’aumento delle tariffe autostradali dell’1,61% fino al 2038, aumento ben maggiore dell’1,08% indicato dall’Autorità per la regolazione dei trasporti in un parere del 2020. Questi aumenti tariffari non sono solo indispensabili a coprire le spese di gestione del nuovo concessionario ma soprattutto a garantirgli un ricco profitto.

Quando i Benetton e famiglia acquisirono la gestione della rete autostradale, in pratica non ebbero concorrenti: il bando andò quasi deserto, l’unico contendente Macquarie (banca d’affari), si è subito ritirata. Ma adesso, dopo più di vent’anni, torna come partner (assieme a Blackstone) della Cassa depositi e Prestiti, braccio finanziario del ministero dell’Economia. Singolare, vero?

Era proprio necessario cedere a partner il 49% di una Società che produce enormi utili?

Abbiamo le autostrade più care e più brutte d’Europa, aumenteranno ulteriormente i pedaggi!

Pier Luigi Torielli

Fonti: www.adnkronos.comwww.tpi.ittg24.sky.it/economia

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