Editoriale

Medici traditi e giornalisti ufficio stampa del governo padrone. Dell’assistenza sanitaria e dell’informazione, dei delitti e delle pene

I medici morti in ospedale di covid sono stati traditi dallo Stato che ne ha disconosciuto la paternità ed è diventato un patrigno cattivo togliendo anche il diritto al risarcimento danni per morte sul lavoro nei confronti delle famiglie.

La pandemia della quale non vogliamo entrare nel merito, (se reale o indotta da interessi economici o da altri interessi ben più subdoli e inquietanti), ha messo a dura prova l’intera classe sanitaria, sia medica che infermieristica. Lo Stato ha soffiato sul collo dei sanitari con protocolli da adottare, (a casa tachipirina e vigile attesa, e in ospedale intubazioni e forte insufflazione nei polmoni di ossigeno freddo), che poi si sono rivelati sbagliati, dannosi e hanno provocato tantissime morti.

I medici li avevano adottati, questi protocolli, pensando che fossero stati messi a punto da persone competenti in materia, che poi si sono regolarmente ritirate senza prendersi la responsabilità dell’accaduto. Qualcuno sostiene che i medici erano costretti ad adottare i protocolli imposti pena il licenziamento e anche la galera. Però questo non basta a giustificare nessuno.

Perché un medico è un combattente armato, è il primo ad avere l’obbligo di pensare con la propria testa, di curare i suoi pazienti secondo scienza e coscienza, che ha giurato sulla sua professionalità col celebre giuramento di Ippocrate.

Perché un medico non è un operaio che lima un pezzo di ferro e, se sbaglia, lo sostituisce.

Un medico se sbaglia uccide, suo malgrado. Un medico se applica un protocollo sbagliato senza riflettere sulla materia che ha studiato e sulla esperienza maturata, allora diventa complice di chi ha imposto il protocollo, e disattende il suo giuramento, la sua istruzione, la sua professione, la sua missione.

A parte queste riflessioni lo Stato ha saputo fare anche di più, non solo negando ai medici morti il risarcimento di caduto sul lavoro, ora li ha anche abbandonati nelle responsabilità dei morti per le cure sbagliate imposte dal protocollo.

Ma l’Ordine professionale, i sindacati di categoria, pensano di schierarsi per proteggere i loro iscritti o i loro assistiti o continuano ad essere conniventi col potere in carica, magari in cambio di qualche posto ai vertici ben remunerato?

E a questo punto il pensiero corre a coloro che fanno informazione con le veline del governo.

Ma questi giornalisti pensano davvero di svolgere il proprio lavoro correttamente? O sono semplicemente dei comunicatori che fanno marketing per il governo.

Il giornalismo vero è un’altra cosa. L’informazione non è quella che ti impone il tuo padrone pena il licenziamento. Quella si chiama comunicazione a pagamento. Si chiama fare l’ufficio stampa di promozione per questo o quel prodotto, di questa o quell’idea. Non è vietato anzi, facciano pure, ma si palesino come ufficio stampa e non come giornalismo libero e indipendente….

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