Riflessioni

I GIORNI DEL CONFLITTO: il ritorno alla guerra fredda. (parte seconda)

Silvio Rossi – Gli accordi firmati fra Nato e Russia a Pratica di Mare il 28 maggio 2002, che tante speranze avevano profuso, duravano solo 10 anni, durante i quali nell’Europa dell’Est le problematiche che sono scoppiate in questi giorni in Ucraina già covavano sotto le ceneri.

La storia dell’Ucraina, terra abitata da popoli provenienti dal Nord Europa inizialmente dalla Scandinavia, poi mescolatisi con le popolazioni polacche provenienti da ovest e, per le successive invasioni mongole di Gengis Khan, con popolazioni provenienti dall’est, ha fatto di questa immensa pianura una nazione abitata da popolazioni di razza, usi e costumi diversi, che nei secoli hanno convissuto, dominate da regimi assoluti; ultimi, in ordine di tempo, quello zarista e quello comunista sovietico.

Le dominazioni di questi ultimi regimi di fatto hanno “russificato” il Paese, con l’imposizione della lingua russa su tutto il territorio e spostando in esso popolazioni russe; inoltre,essendo l’Ucraina lo sbocco al mare della grande Russia, gran parte dei militari russi venivano destinati in tale area, i quali poi si stabilizzavano trasferendovi le proprie famiglie o formandovene delle nuove.

Nei territori ucraini della parte occidentale, tuttavia, si registrò una certa resistenza alla ‘russificazione’. La lingua ucraina veniva abbandonata solo in parte e durante la rivoluzione bolscevica, gli ucraini di quell’area inizialmente si erano schierati dalla parte delle armate bianche controrivoluzionarie zariste, a cui seguì la normalizzazione del territorio da parte di Stalin, effettuata alla sua “maniera”.

Nel momento della dissoluzione dell’Unione sovietica, il Parlamento Ucraino, in base al principio dell’Autodeterminazione dei Popoli, proclamava l’indipendenza e la sovranità del territorio ucraino, il che avveniva dopo quasi mezzo secolo di adesione all’Unione Sovietica, ed ancor prima di appartenenza all’Impero zarista. Naturalmente tutto ciò avveniva con la piena soddisfazione dei Paesi Occidentali. Siamo a Luglio del 1991.

Con la proclamazione dell’indipendenza dell’Ucraina, si pongono immediatamente due problemi: il primo, quello della Crimea, territorio russo da secoli e ora facente parte dell’Ucraina perché donatole nel 1954 dal segretario generale dell’allora Partito Comunista Sovietico Nikita Kruscev per celebrare i 300 anni di amicizia fra i popoli Russo e Ucraino (!!). La donazione della Crimea veniva fatta da Kruscev d’ufficio, ovvero senza alcuna consultazione popolare.

Prima del 1954, la Crimea era appartenuta alla Grande Russia degli Zar per quasi 300 anni e contava una popolazione spiccatamente eterogenea, con il 60% degli abitanti di etnia russa, il 24% di etnia ucraina e un 12% di origini tartare, un’etnia turca stanziatasi in Crimea ai tempi dell’invasione mongola. Si decise quindi di lasciare la Crimea con una propria autonomia amministrativa, ma federata alla Ucraina.

Il secondo problema era quello dell’accordo stabilito al momento della dissoluzione della Unione Sovietica fra l’allora Presidente dell’Unione Sovietica Gorbaciov e il Presidente degli Stati Uniti Bush, sul mantenimento della Ucraina in una posizione neutrale rispetto alle due superpotenze militari degli Stati Uniti e della Federazione Russa.

Su questo secondo aspetto v’è da dire che ottenuta l’indipendenza i Governi Ucraini sono stati negli anni alquanto indecisi rispetto all’alleanza verso l’ Occidente (USA e EU) oppure verso la Russia, per il fatto che la Popolazione Ucraina, con l’eccezione della Crimea come già detto, è divisa a metà fra filo occidentali, quelli cioè della zona verso occidente, e filorussi quelli della zona verso oriente, per cui negli anni successivi all’indipendenza si sono avuti governi alternativi, che ottenevano consensi mai decisivi, spesso con elezioni macchiate pure da brogli.

Certamente il fascino dell’Occidente, ricco e opulento da cui poter ottenere prebende e benefici ha attecchito più facilmente nelle zone occidentali rispetto a quelle orientali, dove si preferiva una prospettiva di vita più modesta ma più rispettosa delle tradizioni e degli antichi valori che si erano radicati in secoli di amministrazioni russe.

Di fatto nel 2014, in seguito ad un ulteriore cambio di Governo che aveva portato un Presidente filorusso, avveniva un rovesciamento molto simile a un colpo di stato, del quale George Soros, il miliardario statunitense di origini ungheresi, per sua stessa ammissione in un’intervista alla CNN ne fu uno dei promotori attivi, assieme ad altri personaggi americani, incluso, pare, il figlio dell’attuale Presidente Biden. Di fatto, l’Ucraina entrava definitivamente nel campo filo occidentale, con grandi disordini a Kiev che provocarono tanti morti e feriti, specialmente da parte russa. C’è da sottolineare che questi avvenimenti non furono affatto evidenziati dai media occidentali.

A questo punto la Crimea, vista la situazione non certo tanto democratica di Kiev, dopo un voto del proprio Parlamento e un referendum con il 95,32% di voti favorevoli, in base allo stesso principio di autodeterminazione che aveva precedentemente costituito l’indipendenza dell’Ucraina rispetto all’Unione Sovietica, il 13 Marzo del 2014 si dichiara a sua volta indipendente dall’Ucraina, per poi aderire alla Federazione Russa.

Contemporaneamente iniziano le insurrezioni avverse al Governo centrale anche da parte delle repubbliche del Dombas ( Doneck e Lugansk) situate nella parte sud orientale del Paese, anch’esse popolazioni di origine russa, che, volendo emulare i crimeani, organizzano un referendum per l’indipendenza, con la conseguenza di subire la reazione del governo centrale che, con l’invio dell’esercito ucraino, ha di fatto anticipato esattamente i massacri odierni di Putin, se non peggio.

Intanto, un personaggio sconosciuto alla politica, ma ottimo attore, spopola sulle televisioni ucraine in una serie di film, girati con tecnica hollywoodiana di alto livello, in cui interpreta il ruolo del Presidente perfetto, ottenendo successo e conquistandosi le simpatie di un popolo semplice, ma facilmente suggestionabile.

Nel 2018 il personaggio televisivo crea un partito e vince le elezioni alla grande, con consensi superiori al 70%, per cui in un mondo in cui i media riescono a manipolare facilmente gli animi e i sentimenti di un popolo, in Ucraina un partito nettamente filo occidentale prende nettamente il potere e col suo governo chiede di entrare nell’UE e nella NATO, in barba agli accordi geopolitici, che si erano stipulati in occasione della caduta dell’Unione Sovietica vent’anni prima.

Per non annoiare i lettori, ho tralasciato di narrare tanti altri avvenimenti e dettagli, come gli accordi di Minsk, senza dubbio di grande importanza e, in parte, anche determinanti per la descrizione del quadro finale, che ha portato all’invasione voluta da Putin che sta terrorizzando il mondo.

(Segue parte terza : alcune riflessioni )

Silvio Rossi

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