Editoriale

Guerra e dintorni. Quando gli aiuti umanitari diventano arma di guerra. La speculazione non si ferma nel regno di Draghistan. Si passa dal “donate beni non deperibili” al “donate soldi”. Qualcuno infatti ha già indicato il proprio iban personale! Mentre tra le scatolette l’industria bellica nasconde le armi

Guerra e dintorni. Quando gli aiuti umanitari diventano arma di guerra. In pochi giorni siamo passati dal “donate beni di prima necessità”, e allora molti a raccogliere scatolette e pasta, a svuotare gli armadi di indumenti che non servono più e a portarli nei centri di raccolta, a “basta abiti ora mandate soldi”.

Ecco cosa scrive il Post del 15 marzo: “Cosa è più utile donare in Ucraina? Conoscere il funzionamento degli aiuti umanitari può aiutare nella scelta: le somme in denaro sono spesso meglio di cibo e vestiti, ad esempio”. Infatti qualcuno ha già inserito tra gli annunci il proprio iban personale e tra i beni di ristoro qualcuno ha nascosto armi. La macchina delle truffe degli aiuti si è messa in moto.

Le guerre portano dolore per molti e tanta, tanta ricchezza per pochissimi.

In alcuni aeroporti tra le scatolette sono nascoste le armi. “Gli operai dell’aeroporto di Pisa Galileo Galilei pensavano di caricare aiuti umanitari, ma, riporta il sindacato Usb, per loro c’è stata «una amara e terribile sorpresa, che conferma il clima di guerra nel quale ci sta trascinando il governo Draghi». Dal Cargo Village si sono trovati di fronte una cassa contenente materiale esplosivo: «Armi di vario tipo, munizioni ed esplosivi», dice il sindacato, da mettere in un Boeing 737 della compagnia islandese Bluebird. L’evento, confermato da Toscana aeroporti, dice il presidente Marco Carrai, non accadrà più: «Lo posso garantire». Dei voli si interessa il generale Francesco Paolo Figliuolo”. (Vanessa Ricciardi – Domani del 15 marzo).

Figliuolo è il commissario per l’emergenza che ha sostituito il re delle mascherine flop Arcuri…

L’industria italiana del settore è tristemente nota per alimentare i conflitti armando molti paesi. Perché “pecunia non olet”. E la speculazione economica non si ferma nel regno del Draghinstan. Il nostro regno. Fatto di popoli buoni e generosi che mai, mai hanno ricevuto aiuti veri quando le calamità naturali le hanno colpite.

I nostri popoli, ingannati dai soliti noti speculatori di turno al governo, sono ingenuamente generosi. Quando il dolore chiama rispondono e aiutano anche paesi lontani ma non ricevono mai quando è il loro momento di chiedere aiuto. A testimonianza ci sono ancora le baracche degli ultimi disastri tellurici.

E la terra continua a tremare questa settimana a l’Aquila, in provincia di Cuneo, a Catania, a Foggia… .

Pensate che ieri 18 marzo 22, l’Agenzia di coesione territoriale ha annunciato “Definita la composizione della task force per la ricostruzione in Abruzzo (terremoto del 2009)” Saranno 40 i professionisti messi a disposizione dall’Agenzia per la Coesione territoriale, per supportare l’attività di ricostruzione degli edifici pubblici e di sviluppo nei territori dell’Abruzzo colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009. La definizione della composizione della task force da parte del Comitato tecnico paritetico che si è riunito ieri rappresenta un passo importante per l’implementazione del progetto di attività della task force, finanziato nell’ambito del Programma Operativo Complementare al PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020. Per maggiori informazioni consulta il sito del Ministro per il Sud e la Coesione territoriale”.

Solo un esempio di come funzioni il supporto, nel regno di Draghistan, ai nostri popoli in difficoltà.

Tutte queste riflessioni anche per dire ai nostri generosi popoli di donare con oculatezza. Perché niente è come sembra. Le tv e i media dicono solo le verità gradite ai loro editori che rispondono, a loro volta, ai potentati economici che governano il mondo. Perché non ci meritiamo, come dice un vecchio detto, di continuare ad essere “cornuti e mazziati”.

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