Arte, poesia, cultura

Acqui Terme, mentre le famose acque curano solo la speculazione dei privati, si riaprono antiche botteghe. La storia del calzolaio Gianni

Acqui Terme è una cittadina di circa 20.000 abitanti in provincia di Alessandria ed è famosa per le sue preziose acque curative che vengono utilizzate da due millenni fin dalla fondazione della romana Aquae Statiellae.

Le acque termali scaturiscono anche dalla bellissima fonte “Bollente”, situata nel centro storico, che è uno dei simboli della città e l’emblema della sua antica storia. Edificata a forma di tempietto ottagonale ha una sorgente di acqua salsobromoiodica che sgorga alla temperatura costante di 74° C. e possiede importanti proprietà indicate per il trattamento dei reumatismi e caratteristiche antiflogistiche adatte anche alle caratteristiche respiratorie.

Questa eccellenza italiana, come tante altre, ha chiuso e ha lasciato a casa tutti gli addetti ai lavori. E’ l’ultimo atto di un declino iniziato nel 2016 che ha spento i luoghi che, per oltre un secolo, hanno fatto di Acqui Terme uno dei gioielli delle città termali in Europa. Da quell’anno infatti è iniziata la chiusura delle strutture ricettive più importanti: le Terme Regina, la spa delle Sorgenti. L’ultimo a chiudere è stato il Grand Hotel delle Terme, che ha ospitato anche Churchill.

Dopo la tragedia del Covid, un’ altra doccia gelata, una beffa per la città che possiede questa importante risorsa naturale.

L’intero indotto turistico perde così un grosso pezzo della sua identità e i lavoratori vanno incontro a licenziamenti con grosse ripercussioni sulle famiglie e sulla economia locale.

Facendo una passeggiata in questa ridente località si ha il conforto di individuare ristoranti tipici, testimoni della cucina piemontese, fornitissimi di Farinata, Bolliti, Ravioli accompagnati da ottimi vini bianchi e rossi provenienti dai migliori produttori del territorio.

Camminando per le stradine si notano anche botteghe “storiche”, testimoni di antichi mestieri e in particolare quella del signor Gianni, titolare di un negozio artigianale di calzoleria. Questa la sua storia.

Il padre di Gianni, appartenente ad una famiglia contadina, appena terminata la guerra ebbe un incidente sciistico che gli costò l’amputazione della gamba. Non avrebbe potuto quindi proseguire l’attività agricola. Nel 1946, dopo aver imparato il mestiere dal mitico calzolaio Saturno, detto Balin, che oggi avrebbe 110 anni, aprì la prima bottega di riparazione delle scarpe. Il figlio Gianni, che lavorava nel settore informatico presso un’azienda acquese, terminato l’orario, si recava dal padre per apprendere i segreti del mestiere per non disperdere questo prezioso patrimonio fatto di conoscenza e tradizione. Quando andò in pensione Gianni decise di riprendere l’attività lasciata dal genitore.

Nella sua bottega fanno bella mostra e “arredamento” tacchi, scarpe, borse, scatole di stringhe, mastice, colla, cinture appese e l’antico odore della pece che fa tornare alla mente la schiera di artigiani che nel tempo hanno dato vivacità con il loro lavoro ai nostri paesi. I vecchi mestieri sono infatti quelli che ci ricordano la nostra infanzia e che oggi con la tecnologia imperante vanno sparendo.

Purtroppo quando chiude la saracinesca di un artigiano vanno perdute conoscenze e cultura del lavoro che sarà molto difficile recuperare; la qualità della vita  di quel luogo peggiorerà;  verranno a mancare importanti fonti di guadagno. Avremo meno sicurezza, più degrado e più rischio di impoverimento del tessuto sociale.

Le profonde trasformazioni in atto e la globalizzazione stanno cancellando molti mestieri che hanno caratterizzato la vita delle nostre città. Noi dobbiamo ringraziare le persone come il signor Gianni che continua con dedizione e amore l’antico mestiere del calzolaio e che  sarebbe disposto ad insegnarlo ai giovani. La sua disponibilità gli fa onore, in quanto permetterebbe a qualche giovane di apprendere un “vero” lavoro che non tramonterà, arricchendo la cultura dei nostri paesi.

E quindi: viva i negozi come quello di Gianni (ci permettiamo di chiamarlo così in confidenza) che sanno di capacità, di sano lavoro, di buona volontà e che ci aiutano a conservare il nostro prezioso patrimonio storico ed intellettuale.

Valentina Vangelisti

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