Editoriale

Guerra o pace? Referendum popolare e petizione subito! Perché il governo non chiede ai cittadini se vogliono la guerra. Si teme la risposta popolare?

Gabriella Poli – Guerra e/o pace? All’insensata domanda dell’insipiente Draghinsky “pace o condizionatore” rispondiamo referendum popolare e petizione subito. Perché il governo non chiede ai cittadini se vogliono la guerra o la pace. Si teme la risposta popolare? Ma credono che gli italiani vogliano risolvere il conflitto del gas con una guerra vera? A cosa sono serviti tanti anni di slogan: mai più la guerra in Europa e fuori la Nato e le sue basi di armamenti dall’Italia? A cosa serve la diplomazia di cui tanto si vanta la nostra tradizione?

L’idea del referendum viene da un nostro alfiere, Gianbattista Colombo detto Tino.

“Pensa – dice Tino – se riprendendo dagli antichi greci che in momenti legislativi difficili usavano costituire un gruppo scelto per uscire dalle difficoltà, rimandando le soluzioni “ad referendum” venisse istituito per ogni governicchio non eletto in questa reSpubblica democratica rappresentativa del sifulo?”.

E noi rilanciamo. Ma il referendum è di difficile applicazione per i molti ostacoli che vengono frapposti dal governo che aborre questa istituzione, come spiega bene in un suo articolo del 12 gennaio scorso il nostro alfiere, Valentina Vangelisti, pubblicato su questo giornale (https://federalismosi.com/2021/12/01/referendum-per-l-italia-centralista-una-sofferenza-politica-che-lo-ostacola-con-molte-restrizioni-per-un-paese-federalista-invece-e-la-democrazia-reale/).

Allora non ci resta che una petizione popolare di Federalismo Sì. La domanda è talmente semplice da sembrare lapalissiana. Quindi parafrasando Lev Tolstoj “Guerra e Pace” chiediamo a gran voce in una petizione popolare Guerra o Pace?

Allertare la diplomazia nazionale o accettare una guerra distruttiva? Perché questa terza guerra mondiale sarebbe davvero l’ultima. Una volta che si accendesse la miccia anche da noi la resa sarebbe molto difficile. Siamo un popolo fiero e sicuramente saremmo pronti a rispondere con la vita!… O no?… Qualche dubbio mi viene leggendo i tanti propositi di questi leoni da tastiera guerrafondai. Anzi proprio a loro rivolgo l’invito di recarsi volontari fin da ora in prima linea e di dimostrare l’orgoglio sbandierato.

Credo però che nessuno lo farebbe forse pensando che dovrebbero partire per il fronte solo i figli degli altri.

Ma se il fronte è ovunque, così come c’è da immaginarsi. Se il fronte diventa la nostra Italia che ospita sul suo territorio il più grande spiegamento di armi nucleari d’Europa come la mettiamo? Altro che soldati al fronte. Si rischia la distruzione totale l’annientamento del nostro Paese.

Perché se pensate che le oltre 120 basi Nato ufficiali, con 13 mila soldati americani, (delle altre non si sa nulla) disseminate in Italia non siano un pericolo per noi vi sbagliate di grosso. Sono obiettivi sensibili e sarebbero i primi, in caso di conflitto ad essere attaccati. Il problema è però che questi obiettivi sensibili non sono in un paese esteso ma nel nostro minuscolo e fragile stivale. Sono nelle nostre città più popolose.

Tra le basi Nato più importanti troviamo:

• Camp Darby, in provincia di Pisa e a breve distanza da Livorno, dove si trova un deposito di munizioni e bombe;

• Gaeta dove nel porto della città è ospitata la nave ammiraglia e il comando della VI flotta;

• Ghedi, in provincia Brescia in Lombardia, dove si trova un deposito di bombe nucleari;

• Aviano, nel Friuli Venezia Giulia, dove è presente la più grande base aerea americana del Mediterraneo;

• Vicenza dove si trova il comando US Army per l’Europa del sud.

E poi c’è Sigonella a Catania che è quella più importante e merita una riflessione a parte. In realtà in tutta la Sicilia si trovano numerose basi NATO. Infatti, come dimostrato anche durante la seconda guerra mondiale, l’isola sicula ha da sempre giocato un ruolo strategico fondamentale.

“A oggi la Sicilia – riporta Luciano Luna di Money.it – si presta come perfetta base di lancio per i super droni di ultima generazione, i Global Hawk, aerei guidabili in remoto il cui prezzo è di circa duecento milioni di dollari. Come spiegato da Forze Italiane, sono proprio questi super droni a sorvolare sul confine russo-ucraino per registrare lo spostamento dei soldati russi. Ma non è finita qui.Sigonella funge da base di trasmissione dei dati necessari ai piani di volo e di attacco dei droni, proprio in questa base infatti sono custoditi anche i “Triton” e i “Reaper” dei potentissimi droni killer”.

Petizione subito!

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