Riflessioni

Una giovane coppia di Chieti indigente, lei incinta, stava soccombendo per la fame quando è stata soccorsa dai carabinieri. Lo Stato dovrebbe provvedere al benessere dei suoi cittadini ma evidentemente è troppo occupato a spendere i nostri soldi per mantenere in albergo e con “l’argent de poche” migliaia di nullafacenti clandestini che arrivano da altri paesi

Pier Luigi Torielli – Digiunavano ormai da giorni quando li hanno trovati. Una giovane coppia di Chieti, Francesca a Marco, lei incinta di 7 mesi, lui che aveva perso il lavoro a causa dei mille problemi che ci sono oggi.

I genitori dell’uomo sono lontani, quelli di lei sono malati e impossibilitati ad aiutarli.

Stavano discutendo animatamente. La fame, la disperazione, le situazioni pesanti che si protraggono per settimane, mesi portano anche a questo, all’esasperazione. Per questa ragione sono intervenuti i carabinieri chiamati dai vicini.

Arrivati sul posto, hanno toccato con mano quella disperazione. La fame di chi digiunava da giorni perché non ha soldi per comprare niente e non sa come fare.

Ci hanno pensato loro, perché è partita una piccola gara di solidarietà e la coppia ha ricevuto una spesa fatta dai carabinieri stessi, che sono andati al supermercato e con il loro denaro hanno acquistato prodotti alimentari.

Ai militari dobbiamo un immenso grazie, ma il tema rimane: non è con i soldi delle Forze dell’Ordine  o il sudore dei volontari che si aiutano le persone, deve essere lo Stato. Ma evidentemente lo Stato è troppo occupato a spendere i nostri soldi per mantenere in albergo e con l’argent de poche le centinaia di migliaia di nullafacenti clandestini che arrivano da altri paesi.

È compito dello Stato, o meglio ancora dei Comuni, evitare che i nostri cittadini connazionali soffrano la fame; anche in questo caso se potessimo contare sul federalismo fiscale i Comuni potrebbero contare su maggiori risorse ed alleviare le sofferenze dei più bisognosi.

Qui c’era una donna incinta che digiunava perché non aveva soldi e non ci si può voltare dall’altra parte.

Pier Luigi Torielli

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