Editoriale

Anche la sigla “Alfieri del Federalismo” aderisce a Federalismo Magazine. Non vogliamo dividere ma costruire un Paese in cui tutti possano trovare e meritare spazio e soddisfazione nella condivisione delle ricchezze naturali, artistiche ed economiche. Una società basata sul lavoro e sulla pacifica convivenza, in armonia con i territori e le tradizioni dei popoli e delle genti che vivono in questo nostro Paradiso terrestre

Gabriella Poli – Anche gli “Alfieri del Federalismo” aderiscono a Federalismo Magazine, che nel tempo ha allargato i suoi contenuti a sigle di impostazione federalista.

Da tempo si sta lavorando con gli amici alla formazione di una nuova mentalità federalista che possa promuovere l’evoluzione di una società come la nostra, che ha dimostrato serie contraddizioni, malagestione congenita, falle nella programmazione etc. I nostri amministratori, coloro che a Roma dovrebbero, su nostro mandato e dietro lauto compenso mensile, che noi cittadini paghiamo, hanno evidenziato la loro incapacità gestionale e portato piano piano al disfacimento il Paese.

E’ evidente dunque la necessità di un cambiamento radicale. Il modello centralista sul quale si è basata, fino ad ora, l’organizzazione dello stato ha dimostrato, con le crisi in atto, tutta la sua debolezza. Non stiamo parlando di dividere ma invece di costruire, di contribuire al miglioramento organizzativo di questo nostro bellissimo Paese che tutto il mondo invidia per la sua posizione geografica, le bellezze naturali e artistiche, le risorse umane che hanno dato al mondo prova di imprenditorialità con eccellenze in tutti i campi. Perché distruggere le nostre peculiarità con la globalizzazione e la conseguente visione speculativa delle risorse e della ricchezza materiale e immateriale?

I Paesi non sono dei vasi comunicanti. Ogni popolo, ogni territorio deve valorizzare la propria peculiarità e non livellarsi al ribasso come è stato fatto negli ultimi decenni con le nostre risorse agricole e industriali, umane, che i poteri forti hanno deciso di mortificare per imporre modelli irrispettosi delle nostre tradizioni.

L’uomo non è un numero, un insensibile peso morto che puoi spostare a piacimento e al quale puoi imporre un pensiero di stato cancellandone l’identità e la libertà.

Gabriella Poli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...