Riflessioni

25 novembre, giornata mondiale contro la violenza alle donne. La linea di confine fra un rapporto normale e una relazione pericolosa

Valentina Vangelisti – Dove finisce un rapporto “normale”, dove comincia invece una relazione pericolosa per una donna?In genere la violenza fisica è la più facile da individuare; ma vi sono segnali di allarme che devono far preoccupare ogni donna.

La violenza psicologica, che è fatta di atteggiamenti denigratori, insulti, ricatti, da parte dell’uomo. Qui il partner vuole tenere sotto controllo la vita intera della sua vittima, limitandone anche la libertà di movimento e ossessionandola con la gelosia.

La violenza economica: qui il partner impedisce che la donna trovi un lavoro controllandone così le spese, impedendole anche quelle necessarie. Così soltanto lui prende le decisioni finanziarie ed ostacola alla donna ogni accesso ai beni comuni.

La violenza sessuale: fatta non solo attraverso lo stupro, ma anche con pressioni volte a sottoporre la donna a rapporti sessuali non voluti.

Anche lo stalking è un importante segnale di allarme: fatto di insistenti comunicazioni indesiderate, pedinamenti, molestie sui social fino all’uso del “revenge porn” (diffusione sui social di foto e film intimi).

Questi atteggiamenti sopradescritti vengono praticati da uomini violenti, che con essi vogliono ribadire che lo spazio, privato e pubblico, è maschile e che la donna deve accettarlo.

Oggi sicuramente le cose stanno cambiando, ed i ruoli non sono più gli stessi, ma affrontare il cambiamento è difficile per tanti uomini e molte volte ciò porta a conseguenze irrimediabili.

In Italia nel 2021 sono stati commessi 119 femminicidi, di cui 103 compiuti in ambito “affettivo” (70 compiuti da ex partners). Fino ad oggi nel 2022 le donne vittime sono cento. Numeri drammatici che crescono parallelamente ai “reati spia” della violenza di genere di cui abbiamo parlato sopra. Si tratta di delitti che concretizzano la violenza contro una Donna in quanto Donna e troppo spesso rimane trascurato il numero e la tragedia dei figli che rimangono soli al mondo, col padre in galera e la madre uccisa.

Questi figli sono vittime “collaterali”, spesso testimoni oculari dell’uccisione della madre; quale istituzione, quale privato si occupa delle loro sofferenze, dei loro traumi e dei tragici problemi non solo materiali che dovranno affrontare? Essi sono privati dei fondamentali affetti che spettano diritto ad ogni figlio; quale futuro li aspetterà?

In ambito legislativo c’è il DL 21.5.2020 n. 72 che mette a disposizione 14,5 mil. di Euro per gli orfani di femminicidio; tuttavia le associazioni che coadiuvano le famiglie degli orfani denunciano ampie difficoltà per ottenere tali fondi. Così esse si trovano in situazioni di solitudine, oberate dalla enorme responsabilità di accudire questi ragazzi.

E’ un problema di cui in Italia non solo non si discute abbastanza ma non si offre a questi ragazzi, orfani due volte, e spesso minori, alcuna voce. Ogni anno in Italia le donne vittime di femminicidio lasciano più di 200 orfani “speciali” che restano invisibili a causa della miopia della politica e dei professionisti (avvocati, magistrati, psicologi), che ancora non hanno la formazione giusta per comprendere gli effetti devastanti della violenza di genere anche sul mondo dei figli superstiti.

Valentina Vangelisti

Fonti: www.ilfattoquotidiano.itwww.iodonna.it

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