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Soumahoro, la cooperativa di accoglienza di famiglia sotto inchiesta. Una vicenda dai contorni molto nebulosi: le borse e gli abiti firmati della moglie, il resort in Rwanda sono in netto contrasto per la lotta per gli “ultimi”

Valentina Vangelisti – Sul caso Soumahoro si è detto di tutto ed il contrario di tutto. Figura riconosciuta da un certo circolo politico mediatico  del nostro Paese come punto di riferimento, un simbolo per i braccianti extracomunitari e della lotta contro il caporalato. E come un simbolo è arrivato in Parlamento perchè la sinistra è una organizzazione di “cacciatori di teste” e sceglie le persone che rappresentano una certa realtà.  Sono arrivate a rompere questo “incantesimo” testimonianze di condotte opache nella gestione di fondi della Lega Braccianti e di condotte intimidatorie nei confronti delle persone ospitate nei ghetti delle Cooperative gestite dalla sua famiglia.

Sul caso indaga la Procura di Latina che sta raccogliendo le prove per chiarire se veramente i fatti controversi possono portare alla individuazione di gravi reati come lo sfruttamento dei lavoratori, ed il reato di truffa e malversazione.

La Guardia di Finanza parla, a proposito delle Cooperative Karibu, di 62 milioni di Euro di denaro pubblico erogato in dieci anni per la gestione dei centri di accoglienza.

Fra i tanti aspetti che ci arrivano dai media vi sono punti molto delicati su questa oscura vicenda: come gli stipendi non venivano pagati, quali erano le condizioni di accoglienza, la presenza di alloggi fatiscenti e vitto insufficiente, come venivano compiute invece ingenti spese personali in beni di lusso da alcuni famigliari. Credo che siamo tutti favorevoli al diritto all’eleganza ed alla moda, ma siamo altrettanto convinti che ci sia il dovere di pagare il salario a chi lavora.

A tutto questo sarà sicuramente la Magistratura, che se ne sta occupando, a dare una risposta: senza dubbio va fatta chiarezza.

E’ una vicenda dai contorni molto nebulosi: le borse e gli abiti firmati della moglie di Soumahoro, il resort in Rwanda  sono in netto contrasto per la lotta per gli ultimi.

Questa vicenda ha un aspetto politico molto importante: il personaggio Soumahoro è stato costruito per contrapporlo al “sovranismo” delle destre senza però preoccuparsi di eventuali scheletri negli armadi. Senza ascoltare la Caritas di San Severo che affermava che qualcosa in quel “prodotto da talk show”, non andasse.

Fa rimanere increduli che una persona che dice di lottare per i diritti dei migranti non si accorga che nei centri di accoglienza gestiti dalla famiglia non  fili proprio tutto liscio.

Non possiamo continuare a tollerare che i nostri soldi, con la scusa dell’accoglienza,  finiscano in mano a persone che li usano per fini propri e per il proprio arricchimento in barba ai tanti sbandierati diritti degli “ultimi”.

Intanto alcuni esponenti del partito che ha candidato Soumahoro hanno chiesto  “a chi lo ha scelto” di assumersi la responsabilità politica di ciò che è successo. Ovviamente la dirigenza afferma di non essere stata a conoscenza di nulla. 

Nell’ultima tornata elettorale si è guardato molto alla quantità dei candidati; ma sarebbe stato meglio che chi ha preparato le liste avesse controllato le qualità di chi ambiva a salire sugli scranni più alti della nostra Repubblica.

I dirigenti  non possono trincerarsi dietro ad un “non sapevamo nulla”.

Non potevano non sapere!

Valentina Vangelisti

Fonti: www.ilmessaggero.itwww.open.it

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